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17 mai

A caccia

Un signore va a caccia grossa in Africa e porta con sé il suo cucciolo.
Un giorno, durante una battuta, il cagnolino annoiato si mette a rincorrere una farfalla e, senza accorgersi, si allontana dal gruppo dei cacciatori e si ritrova solo in mezzo alla savana.

Ad un tratto scorge un grosso leone che corre veloce verso di lui. Impaurito si guarda intorno e vede poco lontano la carcassa di un grosso animale. La raggiunge e comincia a leccare un osso.
Quando il leone sta per attaccarlo il cagnolino dice a voce alta: "Mmm, che buon leone mi sono mangiato. Me ne farei un altro subito."

Il leone si ferma e sentendo quelle parole pensa: Che razza di animale sarà? E se poi faccio la stessa fine di quello lì?, meglio sparire!.
Una scimmia che stava appollaiata su un ramo e aveva assistito a tutta la scena scende dall'albero e dice al leone: "Ma va là, stupido, e' tutta una finta. Quella carcassa era già lì da un pezzo. Quello e' semplicemente un cane e ti ha fregato."

Il leone dice alla scimmia: "Ah si? Allora vieni con me che andiamo a trovare quel cane e poi vediamo chi mangia chi!". E si mette a correre verso il cucciolo con la scimmia sulla groppa.
Il cagnolino che aveva sentito tutto si rende conto della vigliaccata della scimmia e atterrito si chiede: "E adesso cosa faccio?"

Ci pensa su un attimo poi, invece di scappare, si siede dando le spalle al leone e dice a voce alta: "Quella maledetta scimmia! mezz'ora fa le ho detto di portarmi un altro bel leone grasso e ancora non si fa vedere."

A quelle parole il leone incavolatissimo mangia la scimmia in un boccone e il cagnolino fugge mettendosi in salvo.


MORALE: NEI MOMENTI DI CRISI LA FURBIZIA E' PIU' IMPORTANTE DELLA CONOSCENZA.


Cerca di essere furbo come il cane, evita di essere stupido come il leone ma non essere mai tanto figlio di puttana come la scimmia.

4 mai

Il Signor Cinquecento lire

Riporto un breve racconto inviato da domaninonvengo sul sito di Repubblica, edizione di Palermo sezione "Le favole Palermitane" il 02 maggio 2008.

E' una storia che racconta di un personaggio che esiste realmente e, nella sua semplicità, anche di come spesso gli emarginati, coloro che vivono ai margini di questa società, possano comportarsi in modo più degno rispetto a noi "persone normali".

Spero che l'autore non me ne voglia ma è un bel racconto e mi piace troppo per non riportarlo nel blog.

Eccolo che arriva. Capelli lunghetti, barba incolta. Camicia un pò dentro un pò fuori dai pantaloni. L'aria di quello che si veste con le prime cose che gli capitano sottomano. Si vede che non ha una donna che possa farlo uscire di casa sistemato. Lo vedi passare per le vie intorno al Tribunale, e capisci che oggi è un giorno come tutti gli altri. Nel quartiere lo chiamano Ciccio, ma anche Mister o Signor Lei. Lui, del resto, parla con tutti, ma non si presenta mai. Ferma tutte le persone che incrocia. Per ognuno ha una domanda. Sempre la stessa, invariabile negli anni: "Scusi: c'ha cinquecento lire?". La gente, solitamente, gli risponde di no. Fingono di essere poveri, ma a casa c'hanno i miliardi. Qualcuno invece, per bontà o per affetto, gli dà qualche monetina. Se non fanno cinquecento lire, non importa. Lui neanche le guarda. Le mette in tasca, e ringrazia. Sempre. Anche chi gli ha risposto di no. Mendicante gentiluomo. Lo chiamiamo così, noi che lo aspettiamo al varco ogni giorno, per goderci il suo sorriso disarmante. Noi che quando è entrato l'euro, ci siamo chiesti quanto ci avrebbe messo ad adeguarsi alla nuova moneta. E lui, dopo un paio di giorni di assenza scenica, è spuntato all'orizzonte, si è avvicinato e ci ha finalmente dato soddisfazione: "Scusi, c'ha venti centesimi?". Come venti centesimi? Viene anche meno di cinquecento lire. Ha arrotondato anche lui, ma per difetto! Mentre i commercianti di tutta Italia approfittavano dell'occasione per imbastire la truffa del secolo, il Signor Cinquecento lire è rimasto l'unico a perderci. Ma mentre noi restiamo basiti a rammaricarci, lui è già all'angolo della strada, a fermare un'altra persona. A mostrare al mondo il suo curioso sorriso. Che vale ben più di venti centesimi, o di cinquecento lire.

Sprechi nella Pubblica Amministrazione.

Si fa tanto parlare degli sprechi di denaro pubblico nella Pubblica Amministrazione. Un esempio che vivo ogni giorno quando vado al lavoro è il denaro sprecato (sarebbe più opportuno dire buttato) nell'informatizzazione dei servizi. Non essendo un'azienda il cui fine è il profitto i signori dirigenti e funzionari si guardano bene dal calcolare il rapporto costi/benefici in qualunque iniziativa venga intrapresa.

Vediamo alcuni esempi: acquisto di hardware con caratteristiche sproporzionate al reale utilizzo, acquisto di hardware che viene poi abbandonato a se stesso fino alla scadenza della garazia, acquisto di software che viene collaudato e immediatamente abbandonato senza mai essere stato utilizzato, acquisto di servizi esternalizzati a costi superiori a quelli di mercato e che potrebbe benissimo essere gestito con le risorse interne, rinnovo di servizi essenziali a costi superiori a quelli precedentemente affrontati e con caratteristiche di servizio inferiori.

Insomma, se fosse un'azienda privata la Pubblica Amministrazione sarebbe già fallita non oggi ma 50anni fa.

Ecco una foto emblematica: quelli che vedete sono pc e stampanti abbandonati in un corridoio alla mercèdi chiunque passi per quel corridoio. Inffatti, se fate attenzione, molti PC sono stati letteralmente sventrati e di essi rimane solo il case (il contenitore).

27022008

E' pur vero che alcuni di essi erano vecchi e/o guasti, ma potevano ancora fare il loro lavoro. Al massimo potevano essere donati a qualche associazione no-profit che ne avrebbe fatto un uso migliore.

Invece...