24 janvier
 | Spostarsi da un punto all'altro del nostro paese è un problema solo se si vive ad una delle due estremità dello stivale. Quando ero più giovane e non avevo abbastanza soldi per un biglietto aereo non avevo molte alternative: usavo il treno.
Viaggiare è sempre stata, da sempre, una delle cose che mi piace fare di più. Vi propongo allora il racconto di un viaggio in treno fatto in tempi passati, quasi remoti. Un viaggio che mi ha portato da Palermo a Torino per trovare quello che, a quei tempi, speravo fosse un grande amore. |
Partenza dalla stazione centrale di Palermo sul mitico Peloritano, destinazione Torino, con davanti 20 ore di viaggio.
Il primo pensiero è trovare posto. Si arriva qualche ora prima in stazione (in genere il treno non è neanche pronto sul binario) per potersi avvantaggiare sulla scelta dello scompartimento. Ma neanche questo può metterti al riparlo dalla famiglia di Calabresi che salirà appena passato lo Stretto di Messina! Diretti a Torino per andare a trovare i parenti (emigrati) con il loro carico di valige e generi di conforto per rendere il viaggio e il distacco dall'amata Calabria, meno doloroso: soppressate, 'nduja, provole e pecorini calabresi in quantità.
Non scherza Franco Nero quando a Zelig parla dei Calabresi. E' tutto vero ve lo assicuro! Provato sulla mia pelle (e narici). E vedrete cosa diventerà lo scompartimento una volta iniziato il banchetto! Il formaggio calabrese ha un odore quasi tangibile, fisico, e vi si attacca addosso facendovi somigliare ad un formaggio deambulante.
Ma il cuore dei calabresi è veramente grande: vi vedranno con il vostro panino al prosciutto e non potranno fare a meno di invitarvi a partecipare al lauto banchetto. E' gente di vero cuore.
| Ma peggio del viaggiare in uno scompartimento a sei posti è viaggiare nei vagoni letto. Chi non ha la fortuna di potersi permettere un posto letto singolo, praticamente uno scompartimento tutto per lui, deve accontentarsi delle "cuccette". | Non so perchè le chiamino così. Il nome ricorda molto la "cuccia" di un piccolo cane. Il fatto è che noi passeggeri siamo trattati come animali e quindi il nome si adatta benissimo alla situazione. Meglio ancora forse sarebbe chiamarle "loculi di temporaneo riposo". Ma il nome è troppo lungo e fa insorgere strani e lugubri pensieri. |  (mettetele una sopra l'altra e otterrete la stessa immagine a sinistra)
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Le cuccette delle ferrovie dello stato (oggi si chiama trenitalia, è cambiato il nome ma la sostanza è sempre la stessa: servizio pessimo) sono le più scomode del mondo. Non esiste una cuccetta comoda, li chiamo loculi non per nulla. La distanza tra una cuccetta e l'altra è quasi al limite della sopravvivenza umana, quella più alta poi è la peggiore in assoluto. Per una questione di fisica elementare l'aria calda tende a salire verso l'alto e con essa tutti gli odori sprigionati dalla cattiva abitudine degli italiani di lavarsi poco e dalle funzionalità intestinali (silenziose e quindi ancor più pericolose) di qualche compagno di sventura.
Per non parlare del tessuto con cui sono rivestite, ruvido peggio della miglior carta vetrata e caldo più della coperta della nonna. E del meraviglioso set da notte costituito da lenzuolo "di sotto", lenzuolo "di sopra" e cuscino con federa dello stesso tessuto delle lenzuola che niente ha da invidiare in freschezza e morbidezza alla juta con cui si fanno i sacchi per imballare i prodotti agricoli.
La prima tappa del viaggio è l'attraversamento dello Stretto di Messina. E' l'unico momento del viaggio in cui ci si può sgranchire le gambe senza essere sballottati in tutte le direzioni e senza dover mettere alla prova il proprio senso dell'equilibrio.
Appuntamento di rito, se si ha la fortuna di passare lo Stretto di giorno, sarebbe quello dell'arancina al bar del traghetto. La peggiore arancina che abbia mai mangiato! Sospetto sempre che sia fatta con i peggiori scarti di carne se non con quella destinata all'alimentazione animale. Ma si suol dire: occhio non vede, cuore non duole e alla fine la mangio ugualmente. Ben sapendo che l'effetto, da lì a qualche ora, sarà terribile per il mio stomaco. Ma non posso sperare sempre nell'incontro con una famiglia calabrese!
Passato lo Stretto le ore si susseguono una uguale all'altra. Passate tra la lettura del quotidiano acquistato prima della partenza (che già puzza di vecchio), di uno dei libri che sempre mi accompagnano nei miei viaggi (il più quotato è sempre Il Signore degli Anelli o Lo Hobbit), nell'osservare i compagni di viaggio e, quando si è veramente fortunati, dell'instaurare con loro una conversazione.
Si, perchè, pur essendo costretti a viaggiare in uno spazio angusto come quello dei vagoni ferroviari, siamo capaci di isolarci totalmente dal mondo esterno e chiuderci nell'indifferenza più totale.
L'unica salvezza a questo punto è quella di dormire. Già, dormire. Diciamo che la speranza è quella di entrare in uno stato di coma profondo che non ti faccia sentire lo sferragliare del treno, i continui sballottamenti provocati dal vagone e dalle sue sospensioni inesistenti, e il sonoro russare di uno o più coinquilini. E io sono uno di quelli.
Ma se si è fortunati e si riesce a raggiungere il nirvana del sonno allora si ha speranza di risvegliarsi a Roma con già più della metà del viaggio alle spalle.
Sono trascorse circa 12 ore delle 20 previste alla meta. Comincia la parte più dura del viaggio, quella fatta di giorno, svegli e senza nessuna possibilità di riposare ulteriormente.
Già, perchè con il giorno i loculi vengono chiusi e lo scompartimento torna ad essere un comune scompartimento; solo un pò più scomodo.
E allora si riprende la lettura del quotidiano (che ormai puzza davvero) e del libro che ormai conosco a memoria e sul quale non mi impegno più di tanto. Il tempo deve pur passare in qualche modo.
A volte capita di incontrare qualche signora o signorina che dimostri di saper instaurare una conversazione e che sappia utilizzare quel bene prezioso che il nostro Creatore ci ha messo all'interno della scatola cranica: il cervello. Così almeno si riescono a soddisfare due esigenze primarie dell'essere umano: il piacere della conversazione e del relazionarsi con un altro essere umano e il piacere di ammirare quanto sia stato benefico il suddetto Creatore nel dispesare tanta bellezza in una delle sue creature. Si, lo so, rasento la misoginia ma quanto pensate possa scendere in basso un essere umano costretto a condividere con altre cinque persone uno spazio vivibile appena sufficiente per una sola?
Il paesaggio sfila veloce e attraverso il finestrino si alternano campagna e borghi rurali, paesi e cittadine. Dientro quel finestrino scorre il mondo intero e tu puoi goderne solo qualche istante. Il passaggio delle stazioni segna il progredire del viaggio lungo la strada che ti porta a destinazione.
Ad ogni stazione volti sempre diversi, età diverse, accenti diversi. Gente che scende dal treno e gente che sale. Una immersione in un universo di umanità eterogenea che rende interessante il viaggio.
E quando raggiungi la meta resta dentro di te la bellezza dell'aver incontrato, anche se solo per un attimo, un pò di questa umanità. E anche una immensa stanchezza.
20 janvier
Ci siamo!! Finalmente il primo presidente nero è una realtà! I have a dream!! Tuonava il reverendo King! E forse una parte di quel sogno si sta realizzando.
In questo momento storico di eccezionale importanza, posso essere dissacrante?
E un "chi se ne frega" ce lo vogliamo mettere????
Ma con tutti i casini che abbiamo in Italia devo perder tempo a pensare a quello che succede in America? Ma con il presidente del consiglio e la sua squadra di governo (chiamiamola così per pura formalità) che ci ritroviamo devo anche gioire se in America hanno eletto un presidente di colore (o nero o afro-americano o un poco abbronzato, fate voi)? Ma con le mie finanze che si stanno dileguando pur essendo depositate in banca e senza che io ne possa toccare un solo euro vado a gioire per queste cose?
E allora un "chi se ne frega" ce lo metto e lo ricucio a doppio filo!!